Strategie di marketing aziendali: il blog (non) viene prima

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Le aziende italiane che hanno attivato un blog nel 2015 sono il 5% del totale campionato (720). Questo è uno dei dati che più mi ha impressionato (in negativo) tra tutti quelli snocciolati giovedì 28 gennaio durante la IV edizione della presentazione della ricerca:”La SocialMediAbility delle Aziende Italiane”, promossa e realizzata dall’esecutive Master in Social Media Marketing & Digital Communication di Scuola di Comunicazione IULM. In buona sostanza il blog non rientra nelle strategie di marketing delle aziende italiane.

Le aziende italiane non considerano il blog nelle strategie di marketing. Perché? In questo breve articolo proviamo a fornirne alcune motivazioni.

Ora, viene da chiedersi: perché?

Siamo passati dal 9% del 2013 al 5% del 2015, quindi non solo è uno strumento poco usato nel B2B ma risulta anche essere preso in considerazione meno che in passato.
Sappiamo, ad esempio, che un blog autentico e aggiornato con costanza aiuta ad aumentare la brand awareness, la posizione nei risultati dei motori di ricerca, ad avere un rapporto attivo con il proprio pubblico ed i benefici a mio avviso vanno a favore della grande come della piccola azienda, di chi produce servizi come di chi offre un prodotto.

 

La situazione è un po’ paradossale, gli account internet attivi in Italia sono quasi 38 milioni, 24 milioni di persone sono attive sui social da mobile, abbiamo fame di storie, fruiamo contenuti alla velocità della luce e in tutte le forme eppure sembra che le aziende non stiano al passo.
Chiaramente questa situazione si ripercuote un po’ su tutti i Social Media, anche su quelli più conosciuti ma il blog (aziendale) è tra tutti quello più bistrattato.

 

Io penso che gran parte delle problematiche nascano proprio da quelle due paroline citate prima: “autentico e aggiornato”.

In questi due termini, a mio avviso, si nascondono dei mondi interi.

 

Parto dal secondo perché mi sembra più semplice da approcciare, il primo infatti può urtare la sensibilità di alcuni.

 

Aggiornato:

implica che qualcuno scriva regolarmente degli articoli interessanti, lo faccia in italiano corretto e con un occhio alla SEO.
Solo in questa frase si nascondono, per un blogger, diverse insidie a partire da quel “interessanti” perché c’è poco da fare, se il tuo lettore non trova da te quello che cerca si rivolge altrove.

 

Per scrivere articoli regolarmente servono inoltre degli argomenti e può non essere semplice trovarli, siamo tempestati di contenuti e differenziarsi è complicato.
La costanza quindi è difficile da mantenere e se ci mettiamo che i risultati non arrivano in 3 mesi uno può dire: ”Chi me lo fa fare?”.
Appunto, chi te lo fa fare?
Nessuno, la risposta è nessuno ma perché non provare ad inserirlo nelle tue strategie di marketing?
Perché magari non destinare una piccola parte del budget dedicato al marketing tradizionale (si lo so che stampi ancora volantini e cataloghi come se non ci fosse un domani) a questa attività?

 

Autentico:

ecco tra tutte le cose quella a mio avviso più complicata, più della costanza, più della ricerca degli argomenti, più del saper scrivere correttamente; quella parolina che può urtare i sentimenti del duro o dura della situazione.

 

Essere autentici è una sfida, siamo abituati fin da piccoli che sbagliare non è contemplato, che dobbiamo nascondere le nostre debolezze e lo stesso ragionamento viene applicato in molte realtà aziendali.

 

Per me, è un concetto semplicemente sbagliato.

 

Quindi se vuoi a tutti costi far vedere agli altri di essere invincibile come puoi essere autentico?
Non puoi; in tal caso dovresti considerare di cambiare atteggiamento, provare a metterti dall’altra parte.
Tutti abbiamo delle difficoltà, tutti possiamo sbagliare, ci è concesso: anche i nostri supereroi preferiti hanno un punto debole.
Sarà questo a renderti più umano, sarà anche questo che ti permetterà di entrare in sintonia con i tuoi lettori; in fin dei conti potrebbero poi diventare anche clienti affezionati.

 

In tutto ciò ho volutamente scansato la questione ROI o meglio come calcolare il ritorno sull’investimento sia nel breve che nel lungo periodo; altra cosa che sicuramente i più ligi alle vecchie dinamiche non mancheranno di erigere a loro baluardo contro i contenuti di qualità e le strategie di marketing proposte.

 

Ora, se dovessi arrivare ad una conclusione non voglio asserire che tutte le aziende in automatico debbano utilizzare questo strumento, ma penso che potrebbero provare ad inserirlo nelle proprie strategie di marketing: sono sicuro che con un po’ di impegno potrebbero ottenere ottimi risultati.

 

Che ne pensi? Aspetto le tue considerazioni.

 

Grazie per il tempo che ci hai dedicato.

 

Fonti:
Osservatorio Social Media Marketing
We Are Social
My Social Web

 

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Ciao, nella vita mi occupo digital marketing ed in particolare di storytelling. Sono nato una prima volta in Veneto e una seconda a Milano. Se vuoi incontrarmi per fare due chiacchiere mi trovi in Talent Garden Calabiana oppure sui canali social a lato. Ti aspetto 🙂